
Giuliano Koten è una delle figure più emblematiche del Novarese, una storia di resilienza, coraggio e dedizione. Nato a Fiume nel 1941, fu costretto a lasciare la città insieme alla sua famiglia nell’immediato dopoguerra in seguito all’annessione dell’Istria alla Jugoslavia, arrivando con loro a Novara da esule nel 1950 e vivendo per anni nel campo profughi della caserma Perrone.
Un destino segnato dall’incidente
Dopo aver trovato lavoro come ascensorista, il 26 luglio 1965 un grave incidente sul lavoro lo costrinse su una sedia a rotelle a soli 24 anni. Nonostante la tragedia umana e fisica, Koten non si arrese.
Dopo un periodo di recupero al centro INAIL di Ostia Lido sotto la guida del medico Antonio Maglio, trovò nelle attività sportive una nuova ragione di vita:
«A poco più di un anno dall’incidente… sono tornato a pensare di avere un futuro grazie allo sport».
L’ascesa nello sport paralimpico
Da qui iniziò quella che lui stesso definì la sua “terza vita”. Koten divenne atleta paralimpico di rilievo internazionale, partecipando a sei edizioni dei Giochi Paralimpici:
- Tel Aviv 1968
- Heidelberg 1972
- Toronto 1976
- Arnhem 1980
- Stoke Mandeville & New York 1984
- Seoul 1988
Fu protagonista in discipline come tiro con l’arco, scherma, atletica e altre specialità paralimpiche.
In particolare, alle Paralimpiadi di Tel Aviv 1968 conquistò due medaglie di bronzo: nel tiro con l’arco e nella scherma individuale maschile, contribuendo al medagliere della squadra italiana.
La sua carriera paralimpica durò oltre vent’anni ed è stata caratterizzata da numerose partecipazioni a campionati mondiali e competizioni internazionali, con una ricca collezione di medaglie.
Alle Paralimpiadi di Seoul 1988 concluse la sua carriera sportiva come capitano della nazionale italiana. In quella occasione ricevette la bandiera italiana dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, anch’egli novarese.
Sempre a Seoul conquistò inoltre la medaglia d’argento nel tiro con l’arco a squadre, classificandosi seconda con l’Italia dietro alla fortissima Corea del Sud.
Dal campo gara alla dirigenza sportiva
Negli anni Ottanta Koten fu protagonista anche nel ruolo di dirigente sportivo, assumendo incarichi di responsabilità nel movimento paralimpico italiano.
Tra questi incarichi figurò anche il ruolo di team manager ai Giochi Paralimpici di Lillehammer, contribuendo allo sviluppo e alla crescita del movimento sportivo per atleti con disabilità.
Parallelamente si impegnò nella promozione di numerose iniziative a Novara dedicate allo sport per giovani con disabilità.
Il simbolo della torcia paralimpica
La sua figura è rimasta strettamente legata anche alla storia delle Paralimpiadi di Torino 2006, evento che lasciò un segno profondo nella città.
Molti anni dopo, nel 2026, a Torino Koten è stato protagonista di un momento altamente simbolico: ha preso parte alla staffetta della torcia paralimpica, portando la fiaccola insieme ad altri protagonisti dello sport paralimpico.
L’esperienza ha rappresentato per lui un ritorno in una città che aveva già segnato la sua storia sportiva. In quell’occasione ha ricordato:
«Lo sport paralimpico è un mondo che mi appartiene e che mi ha regalato grandi soddisfazioni sportive e umane».
L’evento ha trasformato Piazza Castello in un grande abbraccio collettivo, tra sport, musica e testimonianze, celebrando l’inclusione e i valori dello sport paralimpico.
Dirigenza e attività sociale
Conclusa la carriera agonistica, Koten non si ritirò dallo sport. Si impegnò come dirigente e promotore sportivo.
Fu tra i protagonisti dello sviluppo dell’Associazione Sportiva Handicappati (ASH) di Novara, contribuendo alla diffusione dello sport tra le persone con disabilità.
Successivamente è stato presidente del “Timone”, associazione impegnata nel sostegno alle persone con disabilità attraverso attività:
- socio-assistenziali
- formative
- sportive
Il suo impegno nel volontariato e nell’inclusione sociale ha ricevuto numerosi riconoscimenti istituzionali e sportivi.
Premi e riconoscimenti
Tra i riconoscimenti più importanti ricevuti da Giuliano Koten vi è la nomina a Novarese dell’Anno, conferita insieme a Don Aldo Mercoli e Marcella Balconi, con l’assegnazione del prestigioso Sigillum della città.
Ha inoltre ricevuto il Premio della Bontà intitolato a Mario Cortinovis, conferito dalla Curia di Novara per mano del Vescovo Aldo Del Monte, come riconoscimento per il suo impegno umano, sportivo e sociale.
Nel 1993 a Riccione ha ricevuto anche il Premio “Prestigio ed Esempio” dell’ANAOI, insieme ad alcuni dei più grandi campioni dello sport italiano:
- Ottavio Missoni (atletica leggera), anche lui esule da Zara
- Eraldo Pizzo (pallanuoto)
- Edoardo Mangiarotti (scherma)
- Giuliana Minnuzzo (sci alpino)
Il 5 giugno 2000 l’Arma dei Carabinieri gli ha conferito inoltre il titolo di Carabiniere ad honorem, nel corso di una solenne cerimonia svoltasi al Broletto di Novara.
Nel corso della sua carriera gli è stato attribuito anche il Collare d’Oro al Merito Sportivo, massima onorificenza dello sport italiano.
Parallelamente all’attività sportiva e sociale ha ricoperto numerosi incarichi istituzionali e associativi, tra cui:
- Consigliere della Fondazione Comunità del Novarese
- Consigliere Comunale di Novara per tre mandati
- Consigliere Nazionale degli Atleti Azzurri d’Italia
- Consigliere del Panathlon Club Novara
- Consigliere del Kiwanis Club
- Consigliere Nazionale del CIP – Comitato Italiano Paralimpico
Nel corso della sua vita ha inoltre ricevuto tutte le principali onorificenze della Repubblica Italiana fino alla più alta distinzione:
- Cavaliere
- Commendatore
- Grande Ufficiale
- Cavaliere di Gran Croce
Questi riconoscimenti testimoniano non solo la sua straordinaria carriera sportiva, ma anche il suo costante impegno civile, istituzionale e sociale a favore dello sport e dell’inclusione delle persone con disabilità.
Un libro per raccontare la sua storia
La vita di Koten è stata raccontata nel volume “Giuliano Koten – L’uomo che visse tre volte”, scritto dal giornalista Renato Ambiel con intervista di Carlo Casoli e arricchito dalle fotografie di Mario Finotti, presentato al Castello di Novara.
Il titolo racconta simbolicamente le tre “vite” dell’uomo:
- l’infanzia a Fiume e l’esodo
- la giovinezza a Novara prima dell’incidente
- la rinascita attraverso lo sport e l’impegno sociale
Conclusione
Giuliano Koten è molto più di un campione paralimpico: è un simbolo di resilienza, impegno civile e forza umana.
Dalla fuga da Fiume alla rinascita nello sport, fino all’impegno sociale e alla testimonianza pubblica dei valori paralimpici, la sua storia dimostra come la determinazione e lo sport possano trasformare una tragedia personale in una vita di valore per l’intera comunità.
ANVGD – Sezione di Novara



















ANVGD sez. di Novara
