
Commemorazione del 25 Aprile: tra Liberazione e Ricordo
Una giornata di memoria e riflessione dedicata alla fine della Seconda Guerra Mondiale e alla nascita della nostra democrazia. La Festa della Liberazione rappresenta per il Paese un momento fondamentale, simbolo della riconquista della libertà e dei valori democratici. Allo stesso tempo, è una ricorrenza che invita a ricordare le vicende che hanno segnato quel periodo complesso della nostra storia. Per la comunità dell’ANVGD, il 25 aprile assume un significato particolare: pur partecipando alle celebrazioni istituzionali, non è vissuto esclusivamente come un momento di festa, ma come un’occasione di memoria e raccoglimento. Nei giorni immediatamente successivi, infatti, si collocano alcune delle pagine più dolorose della storia del confine orientale.
Il contesto storico e le tragedie del confine orientale
Dopo il 25 aprile 1945, con l’occupazione dell’Istria, di Fiume e di gran parte della Venezia Giulia da parte delle truppe jugoslave del maresciallo comunista Josip Broz Tito, la popolazione italiana fu colpita da persecuzioni, arresti e deportazioni che si protrassero ben oltre la fine ufficiale della guerra. In quel contesto si consumò la tragedia dei massacri delle foibe: migliaia di persone – non solo appartenenti al regime fascista, ma anche civili, rappresentanti delle istituzioni e membri del Comitato di Liberazione Nazionale – furono vittime di violenze, esecuzioni sommarie e infoibamenti. A questa drammatica stagione seguì l’Esodo giuliano-dalmata, che tra il 1945 e la metà degli anni Cinquanta costrinse circa 300.000 italiani ad abbandonare le proprie terre d’origine Istria, Fiume e Dalmazia) per sfuggire al nuovo regime e a condizioni di vita ormai insostenibili. Una fuga spesso silenziosa, segnata dalla perdita della casa, dei beni e delle radici.
Dimenticanza e riconoscimento
Il dopoguerra fu per molti esuli un periodo di grande difficoltà: un’accoglienza non sempre adeguata, la permanenza nei campi profughi e una lunga fase di silenzio e dimenticanza. Solo molti anni dopo, con l’istituzione del Giorno del Ricordo, si è iniziato a riconoscere e onorare in modo più ampio questa parte della storia nazionale. Per questo, la libertà celebrata il 25 aprile rappresenta sì un valore alto e condiviso, ma anche una responsabilità: quella di custodire una memoria completa, rispettosa e consapevole, capace di riconoscere tutte le sofferenze che compongono la storia d’Italia.
La cerimonia a Novara
La commemorazione ha visto la partecipazione delle autorità civili e militari, delle Forze dell’Ordine, delle associazioni combattentistiche e d’arma, delle rappresentanze istituzionali, del mondo del volontariato e delle scuole. Era presente l’ANVGD Novara e Provincia con il proprio labaro e gli alfieri Elvio De Zorzi e Giorgio Facchin, a testimonianza dell’impegno nel mantenere viva la memoria e nel promuovere una riflessione condivisa. Nel corso della cerimonia sono intervenuti: Pietro Palmieri, consigliere comunale e provinciale; Alessandro Canelli, Sindaco di Novara; Isabella Insolvibile, docente niversitaria, che ha narrato alcune vicende partigiane particolarmente toccanti. Emozionanti i canti dei bambini delle scuole, che hanno contribuito a rendere ancora più significativo il momento commemorativo. Una celebrazione partecipata, che ha unito il ricordo della Liberazione alla consapevolezza delle tragedie che seguirono, nel segno di una memoria autentica.
















