Domenica 28 giugno 2026, la comunità di Ghemme ha vissuto una significativa giornata dedicata alla memoria di Licia Cossetto (1923-2013), instancabile testimone della storia del Confine Orientale. Il Comune di Ghemme, insieme all’Istituto Studi Politici Giorgio Galli-ISPG APS e alla Pro Loco Novara APS, ha promosso l’intitolazione dell’area adiacente al complesso scolastico alla figura di Licia Cossetto, sorella di Norma Cossetto, Medaglia d’Oro al Merito Civile.
La cerimonia si è aperta con il saluto del sindaco Mirko Barbavara, seguito dallo svelamento della targa commemorativa e dalla benedizione impartita da don Damiano Pomi. Grande emozione ha accompagnato l’esecuzione dell’Inno Nazionale e dell’Inno all’Istria, in un clima di profondo raccoglimento e partecipazione.
Particolarmente toccante è stata la presenza delle cugine di Norma Cossetto, Diana e Loredana Cossetto, giunte appositamente da Trieste per prendere parte all’iniziativa, offrendo con la loro partecipazione una preziosa testimonianza del forte legame familiare e del valore che la memoria di Norma e Licia continua a rappresentare.
Tra le autorità intervenute erano presenti il senatore Roberto Menia, da sempre impegnato nella valorizzazione della storia del Confine Orientale, Andrea Crivelli, in rappresentanza della Provincia di Novara, il Vicesindaco di Novara De Grandis
e Tito Lucilio Sidari, presidente dell’Associazione Esuli di Pola, la cui presenza ha ulteriormente sottolineato l’importanza dell’iniziativa nel panorama delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati.
La manifestazione è poi proseguita nella Sala Sforza di Palazzo Gallarati con il convegno “Un Pensiero per Licia”, durante il quale sono stati presentati i contributi provenienti dal Comitato di Novara dell’ANVGD. La professoressa Rossana Mondoni ha illustrato il significato dell’iniziativa, mentre la dottoressa Caterina Zadra e il dottor Gabrio Mambrini hanno dato voce ad alcuni dei testi dedicati a Licia Cossetto. Al termine sono stati consegnati i riconoscimenti ai contributi ritenuti più significativi.
L’ANVGD – Sezione di Novara ha partecipato con una propria rappresentanza, confermando il costante impegno dell’Associazione nella diffusione della memoria dell’Esodo giuliano-dalmata e delle tragedie delle foibe.
Uno dei momenti più intensi della giornata è stato l’intervento del nostro Bruno Decleva, che ha interpretato una significativa canzone di Sergio Endrigo, artista istriano profondamente legato alla propria terra. L’esecuzione ha suscitato grande emozione tra i presenti, richiamando attraverso la musica i valori del ricordo, dell’identità e delle radici.
La manifestazione si è conclusa con un momento conviviale, durante il quale gli ospiti hanno potuto degustare un calice di Ghemme DOC e DOCG e visitare l’Enoteca del Castello, suggellando una giornata che ha saputo unire memoria storica, cultura e partecipazione civile.
L’ANVGD – Sezione di Novara esprime il proprio ringraziamento al Comune di Ghemme, agli organizzatori e a tutti coloro che hanno contribuito alla piena riuscita dell’evento, che ha rappresentato un importante momento di riflessione e di trasmissione della memoria alle nuove generazioni.
Si è conclusa con successo la seconda edizione de “L’Ammiraglia”, la manifestazione nautica e culturale che ha collegato Venezia, Rovigno e Lussino lungo le storiche rotte dell’Adriatico.
Più di una regata, L’Ammiraglia è un progetto che unisce memoria, cultura, identità e amicizia tra le comunità delle due sponde dell’Adriatico, valorizzando il patrimonio storico condiviso da Venezia, dall’Istria, da Fiume, dal Quarnero e dalla Dalmazia.
L’iniziativa, dedicata all’Ammiraglio Agostino “Tino” Straulino, figlio illustre di Lussino e simbolo della marineria italiana, ha visto la partecipazione di numerose imbarcazioni e di rappresentanti delle Comunità degli Italiani, delle associazioni e delle istituzioni impegnate nella promozione della cultura adriatica.
Particolarmente significativa è stata la presenza dell’ANVGD, che attraverso la propria attività continua a mantenere vivi i legami storici, culturali e umani con le terre dell’Adriatico orientale e con le Comunità degli Italiani oggi presenti in Istria, a Fiume e nel Quarnero.
Nel corso della manifestazione è stato espresso un sentito ringraziamento all’ANVGD Nazionale per il contributo fornito alla riuscita dell’evento e, in particolare, al Presidente Renzo Codarin, nonché a Stefano Nedoh, Antonella Scarpa, Alessandro Cuk e Lorenzo Salimbeni per la preziosa collaborazione.
Tra i momenti più apprezzati vi sono stati gli incontri culturali, gli scambi con le Comunità degli Italiani e il concerto dell’Orchestra d’archi del Conservatorio “Giuseppe Tartini” di Trieste, testimonianza concreta di come la cultura possa continuare a costruire ponti di dialogo e amicizia.
Come ANVGD – Sezione di Novara salutiamo con soddisfazione iniziative come L’Ammiraglia, che contribuiscono a mantenere viva la memoria storica delle nostre terre e a rafforzare il legame tra le comunità italiane dell’Adriatico orientale e le nuove generazioni.
⚓ Il mare unisce ciò che la storia non deve dividere.
ANVGD – Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Sezione di Novara
Una settimana intensa di incontri, manifestazioni culturali e celebrazioni della tradizione fiumana culminate nel sentito omaggio anche a Giuliano Koten, figura indimenticabile della comunità degli esuli.
Anche quest’anno una delegazione della nostra associazione ha partecipato alle tradizionali celebrazioni di San Vito a Fiume, vivendo giornate ricche di incontri, cultura, storia e momenti di autentica condivisione. In rappresentanza della sezione ANVGD di Novara erano presenti Adelia Valencich, Boris Cerovac e il presidente Flavio Lenaz.
Le manifestazioni sono iniziate con l’arrivo dei partecipanti e con le prime attività organizzate dalla Comunità dei Fiumani nel mondo. Fin dai primi appuntamenti si è respirato il clima di amicizia e appartenenza che caratterizza da sempre queste giornate, importanti occasioni di incontro tra gli esuli, i loro discendenti e la città di origine. Le celebrazioni hanno visto la partecipazione di fiumani provenienti da ogni parte del mondo, a testimonianza del forte legame che continua a unire alla città natale le diverse comunità della diaspora fiumana.
Nei giorni successivi si sono svolti numerosi eventi culturali e istituzionali, tra cui la premiazione del concorso letterario “San Vito”, l’incontro con la sindaca di Fiume, l’anteprima del nuovo spettacolo del Dramma Italiano presso il Teatro Ivan Zajc e il tradizionale Festival della Canzonetta Fiumana, che ha animato il centro cittadino con musica e partecipazione. Nel corso degli incontri istituzionali è stata inoltre consegnata alla città di Fiume una targa offerta dal Comune di Novara quale testimonianza dell’amicizia e del legame che unisce la comunità fiumana novarese alla città quarnerina.
La Targa del Comune di Novara per la comunità Fiumani nel mondo
Particolarmente significativa è stata la giornata dedicata allo sport fiumano, durante la quale studiosi, dirigenti sportivi e rappresentanti di importanti società hanno ripercorso la storia Fiumana dello sport, e il contributo che Fiume ha dato allo sport italiano nel corso del Novecento. A rendere ancora più prestigioso l’evento è stata la presenza del grande campione olimpico Abdon Pamich, autentica leggenda della marcia italiana e orgoglio della comunità fiumana, accolto con affetto e ammirazione dai partecipanti.
Il campione olimpico Abdon Pamich
Nel corso degli interventi è stato ricordato come la città abbia dato i natali o formato atleti che hanno lasciato un segno profondo in numerose discipline. Ampio spazio è stato dedicato al calcio fiumano e alle figure che ne hanno scritto le pagine più prestigiose, ma sono stati ricordati anche i successi ottenuti nella vela, nel canottaggio, nel pugilato, nel nuoto, nel tennis e nel basket. Nel corso della manifestazione è stato inoltre premiato Marco Bonitta, tecnico fiumano che nel 2002 guidò la Nazionale Italiana femminile di pallavolo alla conquista del campionato del mondo, contribuendo in maniera significativa alla crescita e ai successi del movimento pallavolistico italiano.
La presenza di rappresentanti del Torino, della Juventus e del Rijeka, unitamente a quella del campione olimpico Abdon Pamich, ha ulteriormente impreziosito la manifestazione, confermando il prestigio di una città che, attraverso lo sport, continua a essere ricordata e apprezzata ben oltre i propri confini.
Adelia Valencich consegna il premio a Maurizio Koten fratello di Giuliano
Tra i momenti più emozionanti della giornata vi è stata la cerimonia di premiazione dedicata alle personalità che hanno contribuito a mantenere viva la memoria dello sport e dell’identità fiumana. In tale occasione è stato ricordato con particolare affetto il nostro Giuliano Koten, figura molto conosciuta e stimata all’interno della comunità degli esuli.
La memoria di Giuliano è stata onorata attraverso un riconoscimento consegnato al fratello Maurizio Koten dalla campionessa di softball Adelia Valencich, in un clima di profonda partecipazione emotiva. Il lungo applauso che ha accompagnato questo momento ha testimoniato l’affetto e la riconoscenza che ancora oggi circondano il suo ricordo.
Giuliano Koten
Giuliano Koten ha rappresentato per molti anni un punto di riferimento per l’associazionismo degli esuli fiumani. Con passione, disponibilità e spirito di servizio ha contribuito a mantenere vivi i legami con la terra d’origine e a tramandare alle nuove generazioni il patrimonio storico, culturale e morale della comunità fiumana. Il suo impegno, la sua presenza costante e il suo amore per Fiume restano un esempio per tutti coloro che operano nel mondo associativo.
Le celebrazioni sono poi proseguite con la presentazione di libri e pubblicazioni dedicate alla storia e alla cultura di Fiume, con incontri di approfondimento, momenti conviviali e iniziative volte a valorizzare la lingua, le tradizioni e il patrimonio culturale della città.
Ritorno da navigata Fiume, Abbazia, Cherso, Veglia, Buccari, Sussak, Fiume
Particolarmente apprezzata è stata anche la giornata trascorsa nel Quarnaro con la navigazione verso l’isola di Veglia, occasione che ha consentito ai partecipanti di condividere ricordi, esperienze e momenti di amicizia in uno scenario di grande bellezza.
Le manifestazioni si sono concluse con gli ultimi incontri culturali e istituzionali, lasciando nei partecipanti la soddisfazione per aver vissuto un’esperienza intensa e significativa, capace di rafforzare il legame tra le comunità degli esuli e la loro città d’origine.
Adelia Valencich, Abdon Pamich, lo storico Marino Micich e Flavio Lenaz
Per la nostra associazione queste giornate rappresentano ogni anno un’importante occasione di incontro e di testimonianza. Tra i tanti momenti vissuti, il ricordo di Giuliano Koten rimarrà certamente uno dei più sentiti e significativi: un omaggio doveroso a una persona che ha dedicato una parte importante della propria vita alla comunità degli esuli e alla salvaguardia della memoria fiumana.
La Chiesa di San Vito
Nel suo ricordo, e nel ricordo di tutti coloro che hanno contribuito a mantenere viva l’identità della nostra gente, continuiamo a guardare al futuro senza dimenticare le nostre radici.
Boris Cerovac, Adelia Valencich, Flavio Lenaz
Particolarmente intensa e partecipata è stata la celebrazione della Santa Messa nella Chiesa di San Vito, uno dei luoghi simbolo della spiritualità fiumana. La funzione religiosa è stata officiata dal Nunzio Apostolico, Arcivescovo Leopoldo Girelli, alla presenza dell’Arcivescovo di Fiume, Monsignor Mate Uzinić.
Arcivescovo Leopoldo Girelli, e il Vescovo di Fiume
La cerimonia ha rappresentato un momento di profonda riflessione e raccoglimento per tutti i presenti, rinsaldando il legame tra la comunità fiumana e le proprie radici religiose, culturali e storiche. La partecipazione delle autorità ecclesiastiche ha conferito particolare solennità all’evento, sottolineando l’importanza del patrimonio spirituale che continua a unire i Fiumani sparsi nel mondo.
A sinistra Il Presidente Papetti dei Fiumani nel Mondo, In giacca azzurra il Presidente ANVGD Italia Renzo Codarin
Impeccabile l’organizzazione curata dal Presidente Papetti e dal Vicepresidente Andor Brakus. Al termine della celebrazione, la Jota in Piazza con una lunga e ordinata fila di Fiumani e turisti, desiderosi di partecipare ai momenti conviviali organizzati per l’occasione.
La Jota
Un’affluenza straordinaria che ha testimoniato ancora una volta il forte richiamo esercitato dalla tradizione e dallo spirito di comunità che caratterizzano questi incontri. Tra i tavoli e nei capannelli di amici si respirava l’atmosfera della Fiume di un tempo: si parlava soprattutto una sola lingua, il dialetto fiumano, che risuonava con naturalezza tra racconti, ricordi e aneddoti, rafforzando quel senso di appartenenza che continua a unire i Fiumani di ogni generazione e provenienza.
La nostra Comunità esprime anche la propria gratitudine alla Provincia di Novara e al Comune di Novara per il concreto sostegno e per il materiale offerto alla Città di Fiume, quale segno di amicizia e collaborazione tra le nostre realtà.
Il Presidente Lenaz consegna la targa del Comune di Novara a Gloria Tijan vicepresidente della Comunità Fiumana nel mondo
Con affetto ricordiamo il caro Nini Udovich, esempio di umanità, generosità e amore per la nostra comunità. Il suo ricordo resterà sempre vivo nei nostri cuori. ❤️
Commemorazione del 25 Aprile: tra Liberazione e Ricordo
Una giornata di memoria e riflessione dedicata alla fine della Seconda Guerra Mondiale e alla nascita della nostra democrazia. La Festa della Liberazione rappresenta per il Paese un momento fondamentale, simbolo della riconquista della libertà e dei valori democratici. Allo stesso tempo, è una ricorrenza che invita a ricordare le vicende che hanno segnato quel periodo complesso della nostra storia. Per la comunità dell’ANVGD, il 25 aprile assume un significato particolare: pur partecipando alle celebrazioni istituzionali, non è vissuto esclusivamente come un momento di festa, ma come un’occasione di memoria e raccoglimento. Nei giorni immediatamente successivi, infatti, si collocano alcune delle pagine più dolorose della storia del confine orientale.
Il contesto storico e le tragedie del confine orientale
Dopo il 25 aprile 1945, con l’occupazione dell’Istria, di Fiume e di gran parte della Venezia Giulia da parte delle truppe jugoslave del maresciallo comunista Josip Broz Tito, la popolazione italiana fu colpita da persecuzioni, arresti e deportazioni che si protrassero ben oltre la fine ufficiale della guerra. In quel contesto si consumò la tragedia dei massacri delle foibe: migliaia di persone – non solo appartenenti al regime fascista, ma anche civili, rappresentanti delle istituzioni e membri del Comitato di Liberazione Nazionale – furono vittime di violenze, esecuzioni sommarie e infoibamenti. A questa drammatica stagione seguì l’Esodo giuliano-dalmata, che tra il 1945 e la metà degli anni Cinquanta costrinse circa 300.000 italiani ad abbandonare le proprie terre d’origine Istria, Fiume e Dalmazia) per sfuggire al nuovo regime e a condizioni di vita ormai insostenibili. Una fuga spesso silenziosa, segnata dalla perdita della casa, dei beni e delle radici.
Dimenticanza e riconoscimento
Il dopoguerra fu per molti esuli un periodo di grande difficoltà: un’accoglienza non sempre adeguata, la permanenza nei campi profughi e una lunga fase di silenzio e dimenticanza. Solo molti anni dopo, con l’istituzione del Giorno del Ricordo, si è iniziato a riconoscere e onorare in modo più ampio questa parte della storia nazionale. Per questo, la libertà celebrata il 25 aprile rappresenta sì un valore alto e condiviso, ma anche una responsabilità: quella di custodire una memoria completa, rispettosa e consapevole, capace di riconoscere tutte le sofferenze che compongono la storia d’Italia.
La cerimonia a Novara
La commemorazione ha visto la partecipazione delle autorità civili e militari, delle Forze dell’Ordine, delle associazioni combattentistiche e d’arma, delle rappresentanze istituzionali, del mondo del volontariato e delle scuole. Era presente l’ANVGD Novara e Provincia con il proprio labaro e gli alfieri Elvio De Zorzi e Giorgio Facchin, a testimonianza dell’impegno nel mantenere viva la memoria e nel promuovere una riflessione condivisa. Nel corso della cerimonia sono intervenuti: Pietro Palmieri, consigliere comunale e provinciale; Alessandro Canelli, Sindaco di Novara; Isabella Insolvibile, docente niversitaria, che ha narrato alcune vicende partigiane particolarmente toccanti. Emozionanti i canti dei bambini delle scuole, che hanno contribuito a rendere ancora più significativo il momento commemorativo. Una celebrazione partecipata, che ha unito il ricordo della Liberazione alla consapevolezza delle tragedie che seguirono, nel segno di una memoria autentica.
Il Presidente Flavio Lenaz e gli alfieri Giorgio Facchin e Elvio De Zorzi
Giuliano Koten è una delle figure più emblematiche del Novarese, una storia di resilienza, coraggio e dedizione. Nato a Fiume nel 1941, fu costretto a lasciare la città insieme alla sua famiglia nell’immediato dopoguerra in seguito all’annessione dell’Istria alla Jugoslavia, arrivando con loro a Novara da esule nel 1950 e vivendo per anni nel campo profughi della caserma Perrone.
Un destino segnato dall’incidente
Dopo aver trovato lavoro come ascensorista, il 26 luglio 1965 un grave incidente sul lavoro lo costrinse su una sedia a rotelle a soli 24 anni. Nonostante la tragedia umana e fisica, Koten non si arrese.
Dopo un periodo di recupero al centro INAIL di Ostia Lido sotto la guida del medico Antonio Maglio, trovò nelle attività sportive una nuova ragione di vita:
«A poco più di un anno dall’incidente… sono tornato a pensare di avere un futuro grazie allo sport».
L’ascesa nello sport paralimpico
Da qui iniziò quella che lui stesso definì la sua “terza vita”. Koten divenne atleta paralimpico di rilievo internazionale, partecipando a sei edizioni dei Giochi Paralimpici:
Tel Aviv 1968
Heidelberg 1972
Toronto 1976
Arnhem 1980
Stoke Mandeville & New York 1984
Seoul 1988
Fu protagonista in discipline come tiro con l’arco, scherma, atletica e altre specialità paralimpiche.
In particolare, alle Paralimpiadi di Tel Aviv 1968 conquistò due medaglie di bronzo: nel tiro con l’arco e nella scherma individuale maschile, contribuendo al medagliere della squadra italiana.
La sua carriera paralimpica durò oltre vent’anni ed è stata caratterizzata da numerose partecipazioni a campionati mondiali e competizioni internazionali, con una ricca collezione di medaglie.
Alle Paralimpiadi di Seoul 1988 concluse la sua carriera sportiva come capitano della nazionale italiana. In quella occasione ricevette la bandiera italiana dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, anch’egli novarese.
Sempre a Seoul conquistò inoltre la medaglia d’argento nel tiro con l’arco a squadre, classificandosi seconda con l’Italia dietro alla fortissima Corea del Sud.
Dal campo gara alla dirigenza sportiva
Negli anni Ottanta Koten fu protagonista anche nel ruolo di dirigente sportivo, assumendo incarichi di responsabilità nel movimento paralimpico italiano.
Tra questi incarichi figurò anche il ruolo di team manager ai Giochi Paralimpici di Lillehammer, contribuendo allo sviluppo e alla crescita del movimento sportivo per atleti con disabilità.
Parallelamente si impegnò nella promozione di numerose iniziative a Novara dedicate allo sport per giovani con disabilità.
Il simbolo della torcia paralimpica
La sua figura è rimasta strettamente legata anche alla storia delle Paralimpiadi di Torino 2006, evento che lasciò un segno profondo nella città.
Molti anni dopo, nel 2026, a Torino Koten è stato protagonista di un momento altamente simbolico: ha preso parte alla staffetta della torcia paralimpica, portando la fiaccola insieme ad altri protagonisti dello sport paralimpico.
L’esperienza ha rappresentato per lui un ritorno in una città che aveva già segnato la sua storia sportiva. In quell’occasione ha ricordato:
«Lo sport paralimpico è un mondo che mi appartiene e che mi ha regalato grandi soddisfazioni sportive e umane».
L’evento ha trasformato Piazza Castello in un grande abbraccio collettivo, tra sport, musica e testimonianze, celebrando l’inclusione e i valori dello sport paralimpico.
Dirigenza e attività sociale
Conclusa la carriera agonistica, Koten non si ritirò dallo sport. Si impegnò come dirigente e promotore sportivo.
Fu tra i protagonisti dello sviluppo dell’Associazione Sportiva Handicappati (ASH) di Novara, contribuendo alla diffusione dello sport tra le persone con disabilità.
Successivamente è stato presidente del “Timone”, associazione impegnata nel sostegno alle persone con disabilità attraverso attività:
socio-assistenziali
formative
sportive
Il suo impegno nel volontariato e nell’inclusione sociale ha ricevuto numerosi riconoscimenti istituzionali e sportivi.
Premi e riconoscimenti
Tra i riconoscimenti più importanti ricevuti da Giuliano Koten vi è la nomina a Novarese dell’Anno, conferita insieme a Don Aldo Mercoli e Marcella Balconi, con l’assegnazione del prestigioso Sigillum della città.
Ha inoltre ricevuto il Premio della Bontà intitolato a Mario Cortinovis, conferito dalla Curia di Novara per mano del Vescovo Aldo Del Monte, come riconoscimento per il suo impegno umano, sportivo e sociale.
Nel 1993 a Riccione ha ricevuto anche il Premio “Prestigio ed Esempio” dell’ANAOI, insieme ad alcuni dei più grandi campioni dello sport italiano:
Ottavio Missoni (atletica leggera), anche lui esule da Zara
Eraldo Pizzo (pallanuoto)
Edoardo Mangiarotti (scherma)
Giuliana Minnuzzo (sci alpino)
Il 5 giugno 2000 l’Arma dei Carabinieri gli ha conferito inoltre il titolo di Carabiniere ad honorem, nel corso di una solenne cerimonia svoltasi al Broletto di Novara.
Nel corso della sua carriera gli è stato attribuito anche il Collare d’Oro al Merito Sportivo, massima onorificenza dello sport italiano.
Parallelamente all’attività sportiva e sociale ha ricoperto numerosi incarichi istituzionali e associativi, tra cui:
Consigliere della Fondazione Comunità del Novarese
Consigliere Comunale di Novara per tre mandati
Consigliere Nazionale degli Atleti Azzurri d’Italia
Consigliere del Panathlon Club Novara
Consigliere del Kiwanis Club
Consigliere Nazionale del CIP – Comitato Italiano Paralimpico
Nel corso della sua vita ha inoltre ricevuto tutte le principali onorificenze della Repubblica Italiana fino alla più alta distinzione:
Cavaliere
Commendatore
Grande Ufficiale
Cavaliere di Gran Croce
Questi riconoscimenti testimoniano non solo la sua straordinaria carriera sportiva, ma anche il suo costante impegno civile, istituzionale e sociale a favore dello sport e dell’inclusione delle persone con disabilità.
Un libro per raccontare la sua storia
La vita di Koten è stata raccontata nel volume “Giuliano Koten – L’uomo che visse tre volte”, scritto dal giornalista Renato Ambiel con intervista di Carlo Casoli e arricchito dalle fotografie di Mario Finotti, presentato al Castello di Novara.
Il titolo racconta simbolicamente le tre “vite” dell’uomo:
l’infanzia a Fiume e l’esodo
la giovinezza a Novara prima dell’incidente
la rinascita attraverso lo sport e l’impegno sociale
Conclusione
Giuliano Koten è molto più di un campione paralimpico: è un simbolo di resilienza, impegno civile e forza umana.
Dalla fuga da Fiume alla rinascita nello sport, fino all’impegno sociale e alla testimonianza pubblica dei valori paralimpici, la sua storia dimostra come la determinazione e lo sport possano trasformare una tragedia personale in una vita di valore per l’intera comunità.
La memoria dell’Esodo giuliano-dalmata continua a vivere attraverso le testimonianze dirette di chi ha vissuto quella tragedia sulla propria pelle. Tra queste voci preziose vi è quella di Ausilia Zanghirella, nata nel 1938 a Dignano d’Istria, oggi residente a Novara e da anni impegnata nel raccontare alle nuove generazioni la storia degli italiani costretti ad abbandonare le proprie terre nel secondo dopoguerra.
Una vita segnata dall’Esodo
La storia di Ausilia Zanghirella è quella di migliaia di famiglie istriane che, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, si trovarono davanti a una scelta drammatica: restare nelle terre passate alla Jugoslavia oppure partire per continuare a vivere da italiani.
La famiglia Zanghirella lasciò Dignano d’Istria ed arrivò in Italia in condizioni difficili. Il 10 gennaio 1950 Ausilia giunse a Novara dal campo profughi di Civitavecchia, insieme ai genitori e ai suoi fratelli e sorelle. Erano in nove: mamma, papà e sette figli, tra cui un neonato.
Il viaggio verso l’Italia e la permanenza nei campi profughi furono segnati da grandi difficoltà. «Eravamo arrivati su un treno della vergogna – ricorda – dove non c’era posto neppure per stare in piedi». La famiglia fu poi accolta nel Centro Raccolta Profughi della Caserma Perrone, dove centinaia di esuli vivevano in camerate con spazi divisi da pareti improvvisate fatte di coperte.
Solo nel 1956 arrivò finalmente una nuova casa nel Villaggio Dalmazia, quartiere nato proprio per accogliere gli esuli giuliano-dalmati. L’inserimento nella città non fu immediato: i profughi dovettero affrontare diffidenza e pregiudizi. «La gente diceva che venivamo a portare via case e lavoro – racconta Ausilia – un po’ come oggi si sente dire degli stranieri. Ma noi siamo sempre stati persone lavoratrici e rispettose».
Con il tempo, tuttavia, la comunità degli esuli riuscì a integrarsi pienamente nel tessuto sociale novarese, contribuendo con il proprio lavoro e le proprie competenze allo sviluppo della città.
L’impegno per la memoria
Oggi Ausilia Zanghirella è una testimone attiva dell’Esodo e collabora con l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e con realtà culturali del territorio per mantenere viva la memoria di quella pagina di storia.
In occasione delle iniziative legate al Giorno del Ricordo, Zanghirella incontra regolarmente gli studenti delle scuole del territorio per raccontare la propria esperienza.
Tra gli appuntamenti più recenti:
Omegna, dove gli studenti delle scuole medie hanno avuto l’opportunità di ascoltare la sua testimonianza insieme allo storico Antonio Leone dell’Istituto Storico della Resistenza di Novara.
Istituto Achille Boroli, dove il 6 marzo le classi terze della scuola secondaria di primo grado hanno incontrato gli esuli Ausilia Zanghirella, Boris Cerovac e Flavio Lenaz, che hanno raccontato le loro storie di partenza dalle terre istriane e dalmate divenute jugoslave dopo la guerra.
Incontri con gli studenti delle scuole superiori, come quello organizzato all’Istituto Fauser di Novara, dedicato alla comprensione storica e umana del fenomeno dell’Esodo.
Questi momenti rappresentano un’importante occasione di dialogo tra generazioni, durante la quale i giovani possono conoscere direttamente una storia spesso poco presente nei libri di testo.
Ricordare per non dimenticare
La memoria dell’Esodo non vive soltanto nelle testimonianze, ma anche negli incontri culturali e negli approfondimenti storici promossi dalle associazioni.
Il 19 febbraio 2026, presso il Museo Storico Novarese “Aldo Rossini”, l’associazione Andromeda Piemonte ODV ha ospitato il dottor Marino Micich, direttore dell’Archivio Museo Storico di Fiume – Società di Studi Fiumani di Roma e membro della commissione governativa per le onorificenze ai congiunti degli infoibati.
Durante la serata Micich ha presentato il suo libro “Fiume, addio! Epopea fiumana dalla Seconda guerra mondiale al grande esodo (1940-1954)”, dedicato alla storia dell’Esodo degli italiani dalle terre istriane, fiumane e dalmate. All’incontro era presente anche il poeta e scrittore fiumano Andor Brakus, figura attiva nel mondo delle associazioni degli esuli.
La sezione di ANVGD Novara ha partecipato all’evento, ringraziando l’associazione Andromeda Piemonte per l’invito.
Il valore della testimonianza
Le parole di Ausilia Zanghirella ricordano quanto sia importante continuare a raccontare questa storia:
«Siamo uomini e donne che hanno dovuto lasciare la propria terra e ricostruirsi una vita altrove. Molti erano ancora bambini. Ma non abbiamo mai smesso di sentirci italiani».
Attraverso incontri, testimonianze e iniziative culturali, la memoria dell’Esodo continua così a essere trasmessa alle nuove generazioni, affinché quella tragedia non venga dimenticata e diventi occasione di riflessione sul valore della storia, dell’identità e della libertà.
Novara, 10 giugno – Una mattinata all’insegna della cultura, dell’inclusione e dell’entusiasmo quella vissuta oggi presso l’ex scuola primaria Niccolò Tommaseo, sede del CPIA (Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti), dove si è svolto il tradizionale spettacolo di fine anno scolastico.
L’evento ha saputo coinvolgere il pubblico grazie a una rappresentazione originale e ben realizzata, definita dagli organizzatori una “Musicommedia“, una particolare forma teatrale nella quale la narrazione viene intervallata da celebri brani musicali. L’opera si è ispirata al celebre musical Cats, composto nel 1981 da Andrew Lloyd Webber sui testi del poeta Thomas Stearns Eliot, uno dei musical più famosi e longevi della storia del teatro.
La rappresentazione è stata curata dai docenti Stefania Negro, Roberta Pugliese e Renato De Santis, che hanno guidato gli studenti nella preparazione di uno spettacolo coinvolgente e ricco di emozioni. Particolarmente apprezzata l’esecuzione di Memory, il brano simbolo del musical, inserito all’interno di una rappresentazione che ha saputo unire musica, recitazione e partecipazione.
Alla manifestazione hanno preso parte anche l’assessore comunale Teresa Armienti e la dirigente scolastica Rosamaria Arcuri, la cui presenza ha testimoniato l’attenzione delle istituzioni verso una realtà educativa che rappresenta un importante punto di riferimento per il territorio.
Il CPIA, nato nel 2014 dalla trasformazione dell’ex scuola Niccolò Tommaseo, accoglie ogni anno migliaia di persone desiderose di completare il proprio percorso formativo e di crescere culturalmente. La scuola è aperta sia agli stranieri sia agli italiani e offre percorsi di alfabetizzazione e integrazione, oltre alla possibilità di conseguire la licenza media e il diploma di scuola superiore. Con sedi distribuite tra la provincia di Novara e il Verbano-Cusio-Ossola, rappresenta una realtà fondamentale per l’istruzione degli adulti.
Da spettatore, ho trovato lo spettacolo veramente bello ed entusiasmante. La passione, l’impegno e l’emozione trasmessi dagli studenti hanno conquistato il pubblico presente, dimostrando come la scuola possa essere non solo luogo di apprendimento, ma anche di inclusione, crescita personale e valorizzazione dei talenti.
Un sincero plauso va agli studenti, ai docenti Stefania Negro, Roberta Pugliese e Renato De Santis, alla dirigente Rosamaria Arcuri e a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita dell’iniziativa, regalando ai presenti una mattinata ricca di emozioni e significato.
Si è svolto sabato 21 febbraio 2026, alle ore 15.30, presso la Sala Sforza di Palazzo Gallarati a Ghemme, l’incontro pubblico “Memoria e Ricordo 2026”, promosso dal Comune di Ghemme in collaborazione con la Pro Loco Novara e con l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – Sezione di Novara. L’iniziativa, organizzata in occasione delle solennità civili dedicate alla Memoria e al Ricordo, ha registrato una significativa partecipazione di cittadini, associazioni e rappresentanti delle istituzioni. Ad aprire l’evento è stata l’assessore alla Cultura Federica Uglioni, che ha sottolineato l’importanza di mantenere viva la memoria storica, soprattutto tra le nuove generazioni, affinché le tragedie del Novecento non vengano dimenticate né banalizzate. Il pomeriggio è poi entrato nel vivo con l’intervento della professoressa Rossana Mondoni, docente di storia e figlia di un deportato a Mauthausen, che ha condiviso una toccante testimonianza dal titolo “La Memoria della Guerra tramite mio padre Giovanni”. Attraverso ricordi personali e riferimenti storici, ha restituito al pubblico uno spaccato intenso e umano delle deportazioni e delle sofferenze vissute durante la Seconda Guerra Mondiale. Un momento particolarmente significativo è stato dedicato al Ricordo di Norma Cossetto, con un approfondimento sulla tragica conclusione del conflitto al Confine Orientale, rievocata attraverso le parole di Licia Cossetto. Il tema dell’esodo giuliano-dalmata e delle foibe è stato affrontato con rispetto e partecipazione, grazie anche agli interventi e alle testimonianze degli esuli del Villaggio Dalmazia e dei rappresentanti dell’ANVGD di Novara, che hanno condiviso memorie familiari e vissuti personali. Di grande interesse è stato anche l’intervento dello statistico Daniele Comero, che ha presentato “Numeri pesanti: le cifre delle vittime nel periodo 1940-1946”, offrendo un’analisi puntuale dei dati storici e contribuendo a contestualizzare quantitativamente le tragedie di quegli anni. L’incontro è stato arricchito dalle letture dialogate di Caterina Zadra e Gabrio Mambrini della Pro Loco Novara, che hanno dato voce a testimonianze e testi storici, rendendo ancora più coinvolgente il percorso di memoria proposto. Particolarmente toccanti sono stati anche due momenti che hanno emozionato profondamente il pubblico: la lettura di una poesia da parte di Daniela Bonitta, che con parole intense ha saputo esprimere il dolore e la speranza legati al tema del ricordo, e la testimonianza di Ausilia Zanghirella, che ha raccontato la propria esperienza vissuta personalmente da esodata, offrendo una narrazione autentica e carica di umanità. Un ulteriore momento di forte partecipazione è stato quello musicale: il gruppo guidato dal presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia ha eseguito canti in dialetto delle terre di origine degli esuli, riportando in sala atmosfere, sonorità e tradizioni legate all’Istria, a Fiume e alla Dalmazia. Le canzoni hanno suscitato emozione e commozione, trasformandosi in un vero e proprio ponte tra passato e presente. A concludere il pomeriggio è stato il sindaco Mirko Barbavara, che ha ringraziato i relatori, le associazioni coinvolte e il pubblico intervenuto, ribadendo il valore della collaborazione tra enti locali e realtà associative nel promuovere iniziative culturali di alto profilo. Al termine dell’incontro, il primo cittadino ha inoltre voluto offrire ai presenti un momento conviviale con un calice di Ghemme di produzione locale, simbolo del territorio e della comunità. L’evento ha rappresentato un momento di riflessione collettiva e di profonda partecipazione civile, confermando come la sinergia tra il Comune di Ghemme, la Pro Loco Novara APS e l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – Sezione di Novara abbia saputo offrire alla comunità un’occasione significativa di memoria, consapevolezza e condivisione.
Nel Giorno del Ricordo 2026, la comunità si è riunita nel villaggio Dalmazia di Novara per rendere omaggio alle vittime delle foibe e all’esodo degli italiani dal confine orientale. È stato un momento di raccoglimento e di memoria condivisa, vissuto prima nella chiesa del quartiere e poi nella piazzetta delle Foibe, luogo simbolico che custodisce il ricordo di una tragedia che ha segnato profondamente la storia nazionale e la vita di migliaia di famiglie.
La cerimonia ha visto la partecipazione delle autorità civili, militari d’arma e culturali del territorio, a testimonianza dell’importanza di un ricordo condiviso e istituzionale. Erano presenti il sindaco Alessandro Canelli, il vicesindaco Ivan De Grandis, gli assessori Elisabetta Franzoni, Giulia Negri, M. Cristina Stangalini e Matteo Marnati, insieme al presidente del Consiglio comunale Edoardo “Dodo” Brustia.
Per la Prefettura di Novara ha preso parte alla commemorazione il prefetto Francesco Garsia, mentre per la Provincia di Novara erano presenti il vicepresidente Andrea Crivelli e i consiglieri provinciali Pietro Palmieri, Barbara Pace e Mauro Gigantino.
Alla cerimonia hanno inoltre partecipato personalità del mondo istituzionale e culturale, tra cui l’onorevole Gianni Mancuso, deputato della Repubblica dal 2008 al 2013, Antonio Leone dell’Istituto Storico della Resistenza “Piero Fornara” e Flavio Lenaz, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.
La loro presenza ha sottolineato il valore civile e storico di questa ricorrenza, che non è soltanto memoria del passato, ma anche impegno per il futuro. Ricordare le vittime e gli esuli significa difendere i valori della convivenza, del rispetto e della dignità umana, affinché tragedie simili non si ripetano mai più.
Il silenzio, i fiori deposti e le poesie lette durante la cerimonia hanno unito generazioni diverse in un unico gesto di rispetto. Nel villaggio Dalmazia, dove la memoria è parte della vita quotidiana, il Giorno del Ricordo continua a essere un momento di identità e di riflessione per tutta la città.
Sabato 17 gennaio 2026, presso il Salone dell’Arengo del Broletto di Novara, si è svolta con grande partecipazione la manifestazione “Cara, Vègia Nuara”, inserita nel calendario della XIV edizione della Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali, promossa e organizzata dalla Pro Loco Novara APS in collaborazione con diverse realtà culturali del territorio.
L’incontro, dedicato a racconti, poesie, cultura, sport e sapori della città, ha riscosso un entusiasmo straordinario: il Salone dell’Arengo era gremito, con un pubblico numeroso e attento che ha seguito l’intero pomeriggio con calore e partecipazione.
Tra i momenti più significativi dell’evento, la presenza della ANVGD – Sezione di Novara, che ha portato un contributo prezioso e autentico per rappresentare il patrimonio linguistico e culturale degli Esuli Giuliano-Dalmati, attraverso la voce dei loro dialetti.
Le canzoni della memoria: Fiume, Istria e Dalmazia in musica
Durante l’esibizione, i rappresentanti della nostra associazione hanno proposto canzoni dialettali tipiche delle terre di provenienza degli esuli, facendo rivivere emozioni e ricordi legati a Fiume, Istria e Dalmazia.
Un momento intenso e sentito, capace di unire il pubblico nel segno della memoria, della tradizione e dell’identità.
Poesie in dialetto: parole che custodiscono radici
A rendere ancora più speciale l’appuntamento è stata anche la lettura di poesie nei dialetti d’origine, grazie agli interventi di Ausilia Zanghirella e Guerrino Breccia, che hanno saputo trasmettere con forza e delicatezza la bellezza di una lingua che non è solo comunicazione, ma storia vissuta, appartenenza e cuore.
Un pubblico attento e istituzioni presenti
La manifestazione ha visto anche la partecipazione di rappresentanti del Comune e della Provincia di Novara, a conferma dell’importanza culturale dell’iniziativa e dell’attenzione delle istituzioni verso le tradizioni locali e le testimonianze storiche della comunità degli Esuli.
Un successo condiviso
L’evento si è concluso tra applausi e apprezzamenti, segnando un grande successo anche per la Pro Loco Novara, che ha saputo organizzare un pomeriggio ricco di contenuti e capace di valorizzare le diverse espressioni linguistiche e culturali presenti nel territorio.
La ANVGD – Sezione di Novara ringrazia sentitamente gli organizzatori per l’invito e tutti i partecipanti per l’affetto dimostrato: iniziative come questa sono fondamentali per continuare a trasmettere alle nuove generazioni il valore dei dialetti, delle radici e della memoria storica degli Esuli Giuliano-Dalmati.
Dal 1° gennaio 2026 le automobili non devono più acquistare la vignetta per percorrere la strada costiera slovena a quattro corsie tra Scoffie, Capodistria e Isola. La decisione, attesa da anni, semplifica gli spostamenti quotidiani degli automobilisti istriani, che finora spesso evitavano l’arteria principale per non pagare il pedaggio. Il governo sloveno ha riclassificato questi tratti da strade a scorrimento veloce a strade principali: il pedaggio resta obbligatorio solo per i veicoli commerciali oltre le 3,5 tonnellate, mentre le auto private sono ora esentate. L’obiettivo è ridurre traffico e disagi nei centri abitati, migliorare la sicurezza e agevolare chi attraversa il confine per lavoro o necessità. La misura è temporanea e resterà in vigore fino alla realizzazione della nuova strada a scorrimento veloce tra Capodistria e Dragogna, ma già nei prossimi mesi dovrebbe portare a una maggiore fluidità del traffico lungo la costa. Grande soddisfazione è stata espressa dalla Comunità Nazionale Italiana e da varie sedi di ANVGD Italiane, che da anni sostenevano l’abolizione della vignetta attraverso iniziative politiche e raccolte di firme, considerate decisive per il raggiungimento di questo risultato.
Un evento di grande successo per la città di Novara.
Le visite guidate all’ex Caserma Perrone ora Campus dell’Università del Piemonte Orientale, hanno registrato un’affluenza record di visitatori, in particolare anziani e studenti. L’iniziativa, intitolata “Da caserma a campus universitario. Le vicende della Perrone nella storia d’Italia”, svoltasi sabato 18 ottobre 2025, ha superato ogni aspettativa di pubblico.
Centinaia di persone hanno ripercorso la storia di uno dei luoghi più simbolici di Novara, dalle sue origini come caserma militare risorgimentale fino alla sua rinascita come moderno polo universitario.
Un tuffo nel passato alla vecchia caserma!
Per questa occasione speciale di visita, all’ingresso è stata allestita una suggestiva scena d’epoca: soldati in uniforme, ufficiali, addetti radio, personale amministrativo, crocerossine e altri protagonisti della vita militare di un tempo hanno ricreato con grande realismo e cura dei dettagli l’atmosfera di un’altra epoca. Una ricostruzione talmente accurata da sembrare una scena cinematografica .
Un modo emozionante per rendere omaggio alla memoria e far rivivere la storia attraverso immagini, suoni e gesti autentici, che hanno saputo catturare l’attenzione e la commozione del pubblico.
Un momento di grande impatto emotivo è stato anche il racconto del periodo del dopoguerra. La Perrone ospitò infatti i profughi giuliano-dalmati, Greci Rumeni Tunisini ed altri. Per rendere l’idea delle difficili condizioni di allora, all’interno della caserma sono state ricostruite per l’occasione delle stanze separate da semplici tende, a dimostrazione del disagio vissuto dagli sfollati. A completare l’allestimento, si diffondevano canzoni nostalgiche dei luoghi di provenienza ed era presente uno schermo con interviste e testimonianze dirette dei protagonisti, elementi che hanno ulteriormente arricchito il percorso emotivo.
Questo allestimento ha suscitato particolare interesse e commozione tra i presenti. L’iniziativa è stata promossa dall’Università del Piemonte Orientale in collaborazione con l’Istituto Storico “Piero Fornara”, la Società Storica Novarese e l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – sezione di Novara, che ha fornito materiali e testimonianze. Gli organizzatori hanno espresso grande soddisfazione: «La risposta del pubblico è stata straordinaria. È bello vedere generazioni diverse, dai più giovani ai più anziani, unite dalla curiosità e dall’amore per la storia della nostra città». La giornata di visite è stata preceduta, martedì 14 ottobre, dalla presentazione del volume omonimo, edito dalla Società Storica Novarese e dall’UPO. L’evento si è confermato un importante momento di unione tra memoria e futuro, valorizzando il patrimonio storico locale e mostrando come un luogo di formazione militare possa oggi essere un centro di diffusione del sapere e della cultura.
UPO Università Piemonte Orientale, Progetto Ottavio Di Blasi e Partners
Un grande ringraziamento a chi ha reso possibile questo viaggio nella storia: Università del Piemonte Orientale, l’Istituto Storico “Piero Fornara”, il Gruppo Storico Risorgimentale 23 Marzo 1849, l’Associazione Amici del Parco della Battaglia di Novara, il Comitato novarese dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, la Società Storica Novarese, il Museo Storico Novarese Aldo Rossini, l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia di Novara, e il Gruppo Storico “Cavalieri del Fango” di Bollate.
Novara – Martedì 14 ottobre 2025 si è tenuta, presso l’aula CP01 del Campus Universitario “Perrone” dell’Università del Piemonte Orientale, la presentazione del volume “Da caserma a campus universitario. Le vicende della Perrone nella storia d’Italia”, edito dalla Società Storica Novarese in collaborazione con il Dipartimento di Studi per l’Economia e l’Impresa.
L’incontro ha registrato una vasta e attenta partecipazione, richiamando non solo studenti e appassionati di storia locale, ma anche un toccante gruppo di ex esuli giuliano-dalmati. Questi ultimi, nel secondo dopoguerra, avevano risieduto proprio negli spazi della ex caserma Perrone, allora adibita a centro di accoglienza. La loro presenza ha conferito un forte valore umano e testimoniale all’evento, trasformando la presentazione in un momento di memoria e condivisione emotiva.
Durante l’incontro è stato illustrato il percorso storico narrato dal volume, che ripercorre le molteplici “vite” della Caserma Perrone: da struttura militare ottocentesca a luogo di accoglienza nel dopoguerra, fino all’attuale trasformazione in moderno campus universitario. Un racconto che intreccia la storia della città di Novara con le grandi vicende dell’Italia unita, attraversando il Risorgimento, le due guerre mondiali e il difficile periodo della ricostruzione.
I relatori hanno evidenziato come la Perrone rappresenti ben più di un semplice edificio: è un simbolo tangibile di cambiamento, memoria e rinascita. Le sue mura, un tempo teatro di manovre militari e poi rifugio per chi cercava una nuova vita, oggi accolgono studenti e ricercatori, proiettando nel futuro una storia lunga oltre un secolo.
L’evento si è concluso con un sentito ringraziamento agli autori e agli enti promotori, e con l’invito rivolto alla cittadinanza a scoprire il volume e a partecipare alle visite guidate di sabato 18 ottobre, dedicate alla storia e agli spazi del Campus Perrone — un luogo che continua a raccontare il passato, ma con lo sguardo saldamente rivolto al domani.
Una memoria riconosciuta: l’esodo giuliano-dalmata al Vittoriano
Mostra permanente dedicata agli istriani, fiumani e dalmati, simbolo di una storia finalmente condivisa.
Nel cuore del Vittoriano di Roma è stata inaugurata una mostra permanente dedicata all’esodo degli istriani fiumani e dalmati, un evento che segna un importante passo nella costruzione di una memoria condivisa nazionale. La mostra promossa dal Ministero della Cultura e allestita nella Sala del Grottone, racconta con documenti, immagini e testimonianze la drammatica vicenda di centinaia di migliaia di italiani costretti ad abbandonare le loro terre dopo il 1945, quando l’Istria, Fiume e la Dalmazia passarono alla Jugoslavia di Tito. Per decenni, il dramma dell’esodo e delle foibe è rimasto ai margini della memoria pubblica, oscurato da contrapposizioni ideologiche e da un diffuso imbarazzo politico. Solo con l’istituzione del Giorno del Ricordo, nel 2004, la Repubblica Italiana ha riconosciuto ufficialmente il valore di quelle vicende e il sacrificio di chi pagò il prezzo della guerra perduta. La mostra al Vittoriano, voluta dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, si propone come luogo di riflessione e consapevolezza collettiva. Attraverso un percorso visivo e documentario curato dall’architetto Franco Purini, l’esposizione restituisce dignità a una storia di dolore, esilio e speranza, collocandola nel più ampio contesto europeo della riconciliazione tra i popoli dell’Adriatico orientale. Il messaggio che emerge è quello di una memoria finalmente riconosciuta: ricordare non per dividere, ma per unire. Come sottolineato in più occasioni dalle più alte cariche dello Stato, la memoria dell’esodo giuliano-dalmata rappresenta un patrimonio morale dell’Italia intera e un invito a guardare al futuro con rispetto e verità storica.
Fulvia Umer & Giuseppe Frigerio – ANVGD sezione di Novara
Nel difficile dopoguerra italiano, mentre il Paese usciva dalle rovine materiali e morali lasciate dal conflitto e dal fascismo, nacquero esperienze educative capaci di incarnare un progetto nuovo di democrazia. Tra queste, i Convitti-Scuola della Rinascita rappresentarono uno dei tentativi più originali e profondi di ricostruire la società attraverso l’istruzione, la partecipazione e la solidarietà.
Fra i convitti più singolari, intensi e ricordati, quello di Novara, intitolato al giovane partigiano Mario Preda, rimane una testimonianza unica del clima politico, educativo e umano di quegli anni.
Un progetto nato dalla Resistenza
I Convitti della Rinascita furono istituiti tra il 1945 e il 1946, con il sostegno del governo De Gasperi e del ministro Guido Gonella, ma soprattutto grazie all’impegno di numerosi ex partigiani. Tra i principali promotori vi fu Luciano Raimondi, che contribuì a definire l’impianto pedagogico e sociale dell’iniziativa.
I convitti accoglievano giovani che la guerra aveva privato della scuola, ma anche figli di lavoratori che non avrebbero potuto sostenere i costi degli studi. Secondo l’articolo 2 dello Statuto, il loro scopo era:
«porre tutti i lavoratori e i figli dei lavoratori su un piano di effettiva libertà nel campo dello sviluppo morale e culturale».
L’istruzione veniva intesa come lavoro e diritto, e per questo i convittori ricevevano gratuitamente vitto, alloggio, libri e strumenti.
Il Convitto “Mario Preda” di Novara: una storia breve e accesa
A Novara il convitto aprì nel 1947, in una grande casa patrizia situata di fronte ai Salesiani. Era un luogo elegante e accogliente: un cortile, spazi verdi, un campetto da calcio, perfino una vasca con pesci.
Intitolato al quindicenne partigiano Mario Preda, detto Topolino, caduto il 25 aprile 1945, il convitto assumeva da subito una forte valenza simbolica: memoria, impegno civile e speranza nel futuro.
Una comunità-rifugio nell’Italia ferita
Mario Preda Detto Topolino Morto a 15 anni
Tra le sue mura vivevano insieme:
Orfani istriani e dalmati dell’esodo,
orfani di guerra,
figli di partigiani,
giovani reduci da persecuzioni politiche o deportazioni.
Il convitto era un microcosmo dell’Italia che ripartiva, con le sue ferite ancora aperte ma animata da un forte desiderio di riscatto.
A pochi passi, nella caserma Perrone, vivevano molte famiglie esuli da Pola, che intrecciarono con i ragazzi del convitto rapporti di solidarietà quotidiana. Capita spesso che gli adulti istriani invitassero i bambini del “Preda” a pranzo, offrendo un piatto caldo e il conforto della loro lingua e cultura.
La scuola Princigalli: politica, idealismo e metodo attivo
Anna Maria Princigalli
La scuola Mario Preda, diretta dalla professoressa Anna Maria Princigalli, capitano partigiano, figura carismatica e politicamente molto schierata.
La sua scuola fu considerata un modello innovativo al punto da attirare la visita del segretario di Stato americano Washburne, curioso del metodo educativo “attivo” adottato.
Per molti ex allievi, quella scuola era molto più che un’elementare: era un laboratorio politico-pedagogico in cui si respiravano democrazia, disciplina comunitaria e impegno civile.
Una pedagogia moderna: autogoverno, cooperazione, valutazione formativa
I Convitti della Rinascita introdussero pratiche d’avanguardia per l’epoca:
Autogoverno: gli studenti partecipavano all’organizzazione della vita comunitaria.
Attività produttive cooperative: falegnamerie, laboratori di grafica, produzione casearia, liuteria. I ragazzi contribuivano concretamente all’autofinanziamento del convitto.
Formazione tecnica e professionale legata ai territori.
Valutazione non tradizionale: invece dei voti, si segnava ciò che era “superato e compreso”, in un sistema più vicino alla pedagogia contemporanea che alla scuola post-fascista.
Il clima politico e la chiusura: il 1948 e la fine di un sogno
Dopo le elezioni del 18 aprile 1948, i governi democristiani considerarono i convitti troppo vicini agli ambienti resistenziali e a una cultura politica considerata “militante”.
Iniziò così una progressiva riduzione dei fondi, un aumento delle ispezioni e il ritiro di personale ritenuto “non allineato”.
Il Convitto “Mario Preda” di Novara, per la sua forte caratterizzazione politica, fu tra i primi a essere chiuso.
Un’eredità che dura oltre gli anni della chiusura
Sebbene la rete dei Convitti della Rinascita si ridusse drasticamente negli anni ’50, alcune realtà — come quella di Milano — sopravvissero più a lungo, lasciando un’impronta profonda nella pedagogia italiana.
Molti ex convittori ricordano quell’esperienza come una scuola di vita fatta di:
autogestione,
solidarietà,
cittadinanza attiva,
responsabilità sociale.
Il “Mario Preda” di Novara, con la sua storia breve ma intensa, resta uno dei capitoli più vividi di questo grande esperimento democratico nell’Italia del dopoguerra.
Conclusione: un tassello prezioso della ricostruzione italiana
I Convitti della Rinascita non furono solo scuole: furono laboratori di democrazia, luoghi in cui giovani provenienti da ferite e storie diversissime impararono a vivere insieme, a studiare, a organizzarsi e a sperare.
L’esperienza del Convitto “Mario Preda”, in particolare, mostra come l’educazione potesse diventare — e talvolta diventò — uno strumento potente di ricostruzione civile in un Paese ancora scosso dalla guerra.
Un frammento di storia nazionale visto attraverso gli occhi dei bambini, ma che parla ancora oggi agli adulti.
Fonti della Ricerca
– Varie sedi locali dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia).
Nel cuore del quartiere Villaggio Dalmazia di Novara, la Scuola Primaria “Niccolò Tommaseo” rappresenta da oltre sessant’anni un punto di riferimento educativo e culturale. Fondata il 10 ottobre 1958, la scuola ha attraversato decenni di trasformazioni sociali, mantenendo vivo il legame con le sue radici e adattandosi alle nuove esigenze della comunità.
🏘 Origini storiche e contesto
Il Villaggio Dalmazia nacque nel secondo dopoguerra per accogliere le famiglie degli esuli giuliano-dalmati, ma anche profughi Greci, Turchi, Rumeni, Tunisini e altri costretti a lasciare i territori dopo i conflitti. La prima pietra del quartiere fu posata il 3 ottobre 1954, e già nel 1956 vennero consegnati i primi alloggi. In questo contesto di ricostruzione e accoglienza, la scuola Tommaseo fu inaugurata come luogo di istruzione per i figli dei profughi, offrendo non solo formazione ma anche un senso di appartenenza e continuità culturale.
📚 Un nome che racconta una storia
Intitolata a Niccolò Tommaseo, letterato e patriota originario della Dalmazia, la scuola porta con sé il simbolo di una memoria viva e condivisa. Tommaseo fu autore di un celebre Dizionario della lingua italiana e figura centrale del Risorgimento, incarnando i valori di identità e cultura che la scuola ha sempre cercato di trasmettere.
👨👩👧👦 Evoluzione della popolazione scolastica
Nei primi anni, la scuola era frequentata quasi esclusivamente da bambini provenienti da famiglie esiliate. Con il passare del tempo, la popolazione scolastica si è diversificata, accogliendo alunni provenienti dal quartiere e da altre zone della città. Questo cambiamento ha riflettuto l’evoluzione demografica di Novara e ha aperto la scuola a nuove sfide educative.
🌍 Una nuova missione: l’insegnamento agli stranieri
Negli ultimi anni, la Scuola Primaria “Niccolò Tommaseo” ha assunto un ruolo ancora più significativo: è stata destinata all’insegnamento degli alunni stranieri, diventando un centro di accoglienza linguistica e culturale. Questa nuova funzione ha trasformato l’istituto in un laboratorio di integrazione, dove bambini di diverse nazionalità imparano l’italiano e si avvicinano alla cultura locale, favorendo il dialogo interculturale e la coesione sociale.
🎉 Celebrazioni e memoria
Nel 2009, in occasione del cinquantenario, la scuola ha celebrato la sua storia con una mostra e un filmato dedicati al Villaggio Dalmazia e agli esuli. L’evento ha coinvolto alunni, insegnanti e rappresentanti delle istituzioni, sottolineando il valore della scuola come custode della memoria collettiva.
🏫 Un simbolo di identità e futuro
La “Niccolò Tommaseo” non è solo un edificio scolastico: è un luogo dove passato e presente si incontrano. Da presidio della memoria degli esuli dalmati a punto di riferimento per l’integrazione degli stranieri, la scuola continua a essere uno spazio di crescita, inclusione e speranza per le generazioni future.
Rettifica in seguito a segnalazione:
Dal 2014, l’ex scuola primaria Niccolò Tommaseo ha cambiato veste diventando CPIA (Centro per l’Istruzione degli Adulti), accogliendo migliaia di persone desiderose di completare la propria formazione e di crescere culturalmente.
La scuola è aperta sia a stranieri che a italiani, offrendo percorsi di alfabetizzazione e integrazione, ma anche la possibilità di conseguire la licenza media e il diploma di scuola superiore per chi non ha terminato gli studi.
Il CPIA è inoltre sede di esami della prefettura, esami per la cittadinanza e molte altre attività formative. Con tre sedi nella provincia di Novara e una nel VCO, fino a Domodossola, accoglie ogni anno oltre 2.000 studenti, rappresentando un punto di riferimento fondamentale per l’istruzione e l’inclusione degli adulti nella regione.
È stata inaugurata domenica 5 ottobre, alle 10.30, nella Piazzetta Martiri delle Foibe del Villaggio Dalmazia a Novara, la “panchina del ricordo” dedicata a Norma Cossetto, giovane studentessa istriana divenuta simbolo delle sofferenze del popolo italiano dell’Istria e della Dalmazia.
L’iniziativa promossa dall’Assessorato comunale alle Pari Opportunità, che ha scelto con attenzione la data dell’evento in coincidenza con l’anniversario della morte della giovane, avvenuta nell’ottobre del 1943.
Alla cerimonia erano presenti il presidente dell’ANVGD Flavio Lenaz Giulia Negri assessore alle Pari Opportunità, Ivan De Grandis vicesindaco, Pietro Palmieri consigliere comunale e provinciale, Andrea Crivelli vice presidente della provincia e Mauro Gigantino consigliere provinciale – quest’ultimo fortemente impegnato nel volere e realizzare questa panchina – oltre a diversi rappresentanti d’arma e numerosi abitanti del Villaggio Dalmazia, tra cui molti anziani testimoni diretti di quel periodo storico.
Durante l’inaugurazione è stato ricordato il sacrificio di Norma Cossetto, nata a Visinada nel 1920, studentessa universitaria di Lettere e fervente patriota italiana. Fu imprigionata, seviziata e uccisa nell’ottobre 1943 dai partigiani jugoslavi, per poi essere gettata in una foiba nei pressi di Villa Surani. Il suo coraggio e la sua fedeltà alla patria sono divenuti un simbolo del dramma vissuto dalle popolazioni italiane dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, vittime di violenze e persecuzioni che segnarono profondamente la storia del confine orientale.
Nel 2005, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi le conferì la Medaglia d’Oro al Merito Civile alla memoria, riconoscendo in lei una figura esemplare di fermezza, dignità e amore per la propria terra.
Con la posa di questa panchina, la città di Novara ha voluto onorare la memoria di Norma Cossetto e di tutte le vittime delle foibe, affinché il loro sacrificio non venga dimenticato e possa continuare a ricordare alle nuove generazioni l’importanza della libertà, della verità storica e della pace tra i popoli.